- 25/09/2024
Infezioni, il controllo anche fuori dall’ospedale. Successo per il convegno Anipio tenuto a Bari. Tanti i professionisti presenti. L’interesse degli studenti
Si chiude con un bilancio positivo il Convegno triennale ANIPIO ( l’Associazione Nazionale Infermieri Prevenzione Infezioni Ospedaliere) 2024 che si è tenuto a Bari dal 20 al 21 settembre e che è ha avuto per tema “Infection Control oltre l’ospedale“. Tanti i partecipanti, specie da strutture sanitarie pubbliche e private del Sud, che hanno appreso l’importanza del controllo delle infezioni oltre l’ospedale e hanno potuto formarsi anche sulla gestione del problema. Fra i presenti anche molti studenti e futuri infemrieri:
Un appuntamento pensato e voluto da Anipio per raccogliere le sfide cogenti di una Sanità in continua evoluzione sotto numerosi punti: strutturali, di processo, tecnologici, finanziari, di qualità e sicurezza degli esiti di cura, aspettative dei cittadini, epidemiologia dei bisogni di salute.
Al convegno era presente per conto di Fnopi (Federazione nazionale ordine professioni infermieristiche) il presidente di Opi-Bari Saverio Andreula.
«L’infection control – ha spiegato la presidente Anipio Maria Mongardi – in Italia nasce negli anni Ottanta in ambito esclusivamente ospedaliero. Sono trascorsi più di 40 anni e ora oltre ad essere gestito in ospedale va fatto anche fuori dall’ospedale: nella case e negli ospedali di comunità, nelle strutture socio sanitarie per anziani, nelle strutture riabilitative e nell’assistenza domiciliare».
La Mongardi, inoltre, nella sua relazione, ha sottolineato che la sepsi colpisce ogni anno tra 47 e 50 milioni di persone e ne muoiono almeno 11 milioni, ovvero un decesso ogni 2,8 secondi. «Il 20% di tutti i decessi nel mondo è associato alla sepsi», ha detto. A seconda del Paese, la mortalità varia dal 15 a oltre il 50%. Molti pazienti sopravvissuti soffrono delle conseguenze della sepsi per il resto della loro vita.
Mongardi ha anche illustrato sette “spunti” per gestire l’infection control e lavorare meglio nei team che devono tutelare i pazienti dalle infezioni:
- Passare all’azione, aderire alle buone pratiche, con la massima attenzione nella pratica quotidiana alla prevenzione delle ICA
- Passare all’azione per garantire la sicurezza delle cure senza mai essere attendisti.
- Correre i rischi volti a rompere la consuetudine: quasi tutti tendono a mantenere lo status quo. Questo atteggiamento abitudinario dà l’ illusione o una falsa sicurezza e tranquillità. Riflessione + rischio = contributo, questi sono tre pilastri di una vita professionale densa di significato. Tutti i cambiamenti hanno in sè un rischio.
- Nessuna rassegnazione: a volte si accetta uno stato emotivo senza svolgere alcuna azione.
- Non abbandonarsi alla lamentela, l’abitudine alla lamentela accresce la sofferenza come professionisti
- Non accettare le mal-practice ovvero prendere le cose come sono
- Adottare l’approccio dei piccoli passi e la legge dello “slancio”: non importa se andando piano, l’importante è che non non fermarsi.