- 28/06/2024
Autonomia differenziata, approvata la legge. Cosa cambia in sanità
L’autonomia differenziata, approvata dalla Camera il 19 di giugno 2024, è la legge basata sul cosiddetto ddl Calderoli che servirà come base «per l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Le Regioni che lo richiederanno, in sintesi, potranno acquisire alcune delle competenze che fino ad oggi la Costituzione assegnava allo Stato. Ogni Regione — insieme con i nuovi compiti — riceverà anche le risorse «umane, strumentali e finanziarie» per svolgerle.
L’autonomia differenziata in sanità
Da quanto si apprende da Corriere.it, che analizza lo studio effettuato da Crea Sanità, su 20 indicatori analizzati, ad esempio, appropriatezza delle cure, equità dell’assistenza e così via si registra che i migliori risultati sono Veneto, mentre i peggiori sono in Calabria. Il metodo messo a punto per monitorare gli effetti dell’autonomia differenziata.
Vale inoltre la pena ricordare, sempre facendo riferimento a quanto riporta il Corriere.it, che quest’anno è stato ideato anche un sistema di monitoraggio «dinamico» degli effetti futuri dell’autonomia differenziata in Sanità, basandosi su un sottogruppo di indicatori di performance selezionati dal panel.
Analisi degli indicatori
Lo studio di Crea Sanità, che si avvale del lavoro di ricercatori e docenti universitari in vari ambiti – dall’economia al diritto, dall’epidemiologia alla statistica medica e all’ingegneria biomedica -, è stato condotto da oltre cento esperti raggruppati in un panel diviso in cinque gruppi: istituzioni, management aziendale, professioni sanitarie, utenti, industria medicale.
Sono stati valutati gli aspetti sanitari, sociali, economici, di innovazione e di equità dell’assistenza, in base a 20 indicatori.
In particolare:
– per l’appropriatezza gli indicatori analizzati sono stati la percentuale di accessi al Pronto soccorso nei giorni feriali dalle ore 8 alle 20 di adulti con codice di dimissione bianco/verde, il tasso di anziani trattati in Adi-assistenza domiciliare integrata; la percentuale di adesione alla prevenzione vaccinale nei bambini, negli anziani e agli screening, il tasso di ospedalizzazione (evitabile) per malattie croniche;
– per l’equità l’analisi della quota di mobilità passiva effettiva per Drg a bassa e media complessità (prestazioni e interventi che, almeno in teoria, la Regione deve garantire, e per i quali, quindi, non sarebbe necessario spostarsi), la percentuale di prestazioni specialistiche -visite ed esami – con priorità «B» eseguiti nei tempi previsti ovvero entro 10 giorni, la quota di persone che rinuncia a prestazioni sanitarie (per motivi economici, lunghe liste d’attesa, orari scomodi ecc);
– per gli esiti gli indicatori analizzati sono stati l’indice di salute mentale, la percentuale di popolazione che adotta stili di vita corretti, la mortalità per infarto miocardico acuto a 30 giorni dal ricovero, la speranza di vita degli over 65enni senza limitazioni funzionali;
– per l’innovazione si è tenuto conto della percentuale di attuazione del fascicolo sanitario elettronico, dell’indice di implementazione della Rete oncologica e della quota di interventi eseguiti con tecniche mininvasive;
– per l’aspetto economico-finanziario sono state analizzate la spesa sanitaria totale pro capite standardizzata, l’incidenza della spesa per consumi sanitari privati delle famiglie sui consumi totali, la spesa sanitaria pubblica pro capite e il gap rispetto alla media nell’Unione europea;
– per la dimensione sociale si è tenuto conto del tasso di over 75enni non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale, della percentuale di persone fragili o a rischio (anziani e poveri) che ricevono interventi per l’integrazione sociale e del tasso di persone anziane e/o con disabilità che ricevono assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari.
Permane il divario Nord-Sud, ma si riducono le distanze
Permane il divario tra Regioni settentrionali e meridionali. Negli ultimi anni, tuttavia, si è ridotta la distanza in termini di opportunità di tutela della salute tra Nord e Sud. Negli ultimi cinque anni, segnala il Rapporto di Crea Sanità, si è registrato un miglioramento del 46% della performance, che ha interessato tutte le aree geografiche e, in misura maggiore, le Regioni meridionali (+75,9% in media), a seguire le Regioni del Nord-Est (+44,9%), quelle del Nord-Ovest (+40,9%) e del Centro (+37,4%).
Nonostante ci siano margini di azioni per raggiungere il 100% del valore dell’indice di performance, si spiega nel Rapporto, «non sembra che le Regioni con performance migliori riescano a registrare significativi passi avanti: probabilmente a indicare l’esistenza di limiti strutturali nell’attuale assetto del sistema sanitario».
Regioni a confronto
Crea Sanità, riferisce ancora Corsera, ha messo a punto la metodologia per monitorare gli effetti dell’Autonomia differenziata in sanità quando sarà concessa a una o più Regioni, in base alla nuova Legge. Al fine di sperimentare l’implementazione del metodo, sono state calcolate e poi comparate, per il periodo 2017- 2022, le dinamiche su dieci indicatori scelti dal panel di esperti in gruppi di Regioni:
-il gruppo delle Province/Regioni autonome o a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige con Trento e Bolzano) verso le altre;
– il gruppo di Regioni in Piano di rientro (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia) nei confronti delle altre Regioni;
– il gruppo delle Regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata nel 2017 (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) verso le altre.
I risultati sono stati aggregati in aree «cumulate» di miglioramento e peggioramento e sintetizzati, per ogni gruppo di Regioni proposte per il confronto, in un indice numerico: l’«Indice sintetico ponderato». Il valore «0» indica una complessiva compensazione fra i miglioramenti e i peggioramenti regionali, il valore «1» un miglioramento per tutte le Regioni del gruppo e il valore «-1» un loro peggioramento.
Secondo gli autori del Rapporto, nel complesso, nel periodo 2017- 2022 la dinamica nelle Province/Regioni Autonome o a Statuto speciale è stata (leggermente) peggiore rispetto al gruppo delle altre (l’Indice sintetico ponderato è di 0,38 e 0,40 per le altre).
Nel secondo confronto, le Regioni in Piano di rientro registrano un Indice pari a 0,44, verso lo 0,37 delle altre, quindi la dinamica, nel complesso, è migliore che nel gruppo delle altre.
Nel terzo confronto, le Regioni che hanno chiesto l’autonomia differenziata (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto) registrano un Indice sintetico ponderato pari a 0,36 verso lo 0,40 delle altre, quindi con performance leggermente peggiori rispetto al gruppo delle altre Regioni.
Secondo i ricercatori di Crea Sanità, il sistema di monitoraggio e valutazione, in attesa che si chiariscano i termini di accesso all’autonomia differenziata, può rappresentare in prospettiva un supporto alla programmazione socio-sanitaria, fornendo indicazioni sia rispetto agli effetti e all’impatto di eventuali modifiche istituzionali, sia sugli eventuali ambiti di azione, nei diversi livelli di governance: nazionale, regionale, locale.
L’Ordine dei medici: il parere
La legge sull’autonomia differenziata prevede che anche per la tutela della salute possa essere richiesta dalle Regioni una maggiore autonomia.
Da qui il monito di Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, secondo cui occorre prevedere provvedimenti e interventi per far sì che le disuguaglianze di salute, che con l’autonomia differenziata potrebbero ampliarsi, siano colmate o evitate. Come? «La via da seguire – dice il presidente Fnomceo, Filippo Anelli – è quella di dare al Governo la possibilità di intervenire per ridurre le disuguaglianze attraverso un potenziamento del Ministero della Salute, in modo tale da poter intervenire lì dove quelle Regioni o quei territori presentino gravi differenze in termini di tutela della Salute nei confronti dei loro cittadini». Ma occorre anche «garantire maggiori risorse per la sanità, tutelare soprattutto le regioni e i territori maggiormente esposti alle disuguaglianze. Crediamo – ribadisce il dottor Anelli – che qui, ancora una volta, si debba intervenire sostenendo i professionisti, perché le disuguaglianze in sanità si risolvono attraverso le competenze».
Quando entra in vigore
Dovrà essere promulgata entro 30 giorni dal Presidente della Repubblica, poi pubblicata in Gazzetta ufficiale entro 15 giorni dalla promulgazione. A quel punto, le Regioni che lo chiederanno apriranno la trattativa. Fermo restando che prima dovranno essere definiti materialmente i Lep: lo Stato ha 24 mesi di tempo.